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Omar Hassan
DO UT DES
Venezia, 21 maggio – 8 settembre 2017

Do Ut Des in latino significa che qualcosa è dato in modo da ricevere qualcosa in cambio, e la ha esplorato questo concetto, investigando nel dialogo tra pittura e scultura, così come in quello tra opera e spettatore. Allestita nell’antica Chiesetta della Misericordia, questa mostra personale di Omar Hassan è stata presentata durante il periodo della 57 ° Biennale di Venezia.

Do Ut Des è stata organizzata dalla Fondazione Alberto Peruzzo, in collaborazione con la galleria ContiniArtUK.

Nato a Milano nel 1987 da padre egiziano e madre italiana, Omar Hassan è stato introdotto alla scena artistica underground di Milano in giovane età. L’interesse iniziale di Hassan per la street art si è presto trasformato in una passione per un vasto panorama artistico, che lo porta a frequentare con successo l’Accademia di Belle Arti di Brera. Spesso utilizzando la sua esperienza personale per plasmare il suo metodo artistico, Hassan ha sviluppato negli ultimi anni diverse serie di opere, tutte diverse tra loro ma con sempre il suo tratto distintivo. Do Ut Des, pur mantenendo un iconico approccio stilistico dell’artista, vede un allontanamento dall’esperienza personale verso una mostra che opera su un livello più fondamentale, mettendo in discussione le stesse funzioni del suo lavoro all’interno della prestigiosa cornice di una chiesa medievale veneziana.

L’intervento che l’artista milanese ha compiuto all’interno dello spazio è riuscito a mettere in relazione, attraverso il raggiungimento di un’equilibrata armonia, la sua ricerca artistica con la bellezza dell’architettura medievale. Hassan ha interagito direttamente con le strutture architettoniche – come sulle vetrate del rosone – e, in dialogo con le pitture e i marmi della chiesa, ha collocato nello spazio delle copie in gesso di statue greche intervenendo direttamente con la vernice spray. Questo gesto pittorico, semplice ma incisivo, riesce a mettere in dialogo la filosofia urbana e il linguaggio della street art con l’arte classica, trasponendola in chiave contemporanea.

Sull’altare centrale risiedeva una copia in gesso della Nike di Samotracia, meticolosamente ricoperta di vernice spray. Con una tecnica che l’artista ha già adottato in passato, qui Hassan utilizza un ampio spettro di colori. Direttamente dietro la scultura vi era un quadro dipinto con la stessa tecnica, raggiungendo un effetto ottico per cui la scultura viene immersa nel quadro, distinguibile allo spettatore solo spostandosi fisicamente intorno all’installazione. Questo lavoro crea un’olistica combinazione tra la scultura classica e la pittura, per cui le due opere si trasformano in una, e questo approccio è simbolico.

La citazione “do ut des” risulta quindi essere un dialogo ricercato che l’artista innesca con lo spazio tramite la pittura e la scultura e, non da ultimo, una sua personale reinterpretazione delle pratiche di artisti quali Duchamp, Pollock, Niki de Saint Phalle.