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Restauro del Padiglione Venezia

Il Padiglione Venezia della Biennale è dal 1932 uno spazio storicamente d’eccezione, riservato a progetti speciali, e di proprietà e gestione del Comune di Venezia. Inaugurato per la XVIII Esposizione Biennale Internazionale d’Arte, nacque come padiglione delle arti decorative, dal vetro, ai tessuti, ai mosaici, per un confronto internazionale su ciò che le eccellenze nel mondo sapevano esprimere in tale ambito.

Nel dopoguerra la vocazione si era persa, ed il padiglione era caduto in degrado, non venendo più occupato in modo continuativo.

Dal punto di vista architettonico, vi è l’idea di un’esedra, una quinta scenografica, ispirata a modelli rinascimentali o di architettura barocca. L’emiciclo esterno condiziona anche gli spazi interni, che si presentano rigorosi, bianchi e con illuminazione zenitale, dall’alto. Il progetto del padiglione è dei primi anni ’30, ed è opera dell’architetto Brenno del Giudice, così come i bei marmi del pavimento. 

Il padiglione nei decenni è stato lo specchio delle avanguardie del territorio, specie in materia di alto artigianato e del saper fare. 

Nel 2011, l’aver riportato il Padiglione Venezia alla sua originaria funzionalità è stato un impegno e un segno della vitalità che la Città intendeva ed intende esprimere.  

Fondaco ha coordinato gli interventi, Lares si è occupata fattivamente del restauro, mentre due aziende hanno contribuito finanziando gli interventi: Arzanà Navi e Louis Vuitton. 

Nelle parole dell’allora Sindaco Giorgio Orsoni “Arzanà Navi è una realtà territoriale giovane e di pregio, capace di esportare innovazione e know-how in un settore, quello della nautica d’alta gamma, che si lega a Venezia intimamente. La città, ricca di un tessuto artistico di livello, laboratorio di creatività e non solo teatro di altrui rappresentazioni, doveva avere uno spazio all’altezza dove presentare le migliori avanguardie del territorio”. 

Un restauro filologico di altissimo livello –  secondo il Commissario del Padiglione Venezia, Madile Gambier – che permette un rimando ad una grande storia di saperi artistici.

Per Alberto Peruzzo, presidente di Arzanà Navi, il recupero del Padiglione Venezia è il recupero di un luogo fisico, ma anche simbolico, dove il talento e le idee devono ritrovare dimora, dove arte e industria si uniscono, dove un approccio di responsabilità sociale e culturale abbraccia il territorio.