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Racconti dalla Chiesetta con lo storico Claudio Grandis

Dal 2013, la Fondazione è impegnata nel recupero di uno dei luoghi più antichi della città di Padova, la Chiesetta di Sant’Agnese, che scopriremo attraverso attraverso le parole dello storico Claudio Grandis.
Sebbene non si conosca la data esatta della sua edificazione, già se ne parla in un documento del 1202, come di una cappella dove si svolgevano le funzioni quotidiane.
Da allora, sono seguite varie vicissitudini storiche, fino ad arrivare al 1947, anno in cui la Chiesa fu sconsacrata, abbandonata, e successivamente trasformata in autorimessa fino agli anni’ 80.

Lungo la facciata esterna sono visibili le tracce di due porte.
Questi accessi erano gli ingressi laterali della Chiesa riservati in passato alle donne; mentre gli uomini accedevano esclusivamente dall’ingresso principale, un tempo situato a ponente, a lato del campanile. Negli anni la Chiesa è stata ruotata di 180 gradi, e il nuovo ingresso principale si affaccia oggi su via Dante.
La porta a sinistra, più piccola, è molto antica e la sua soglia ci dà l’idea di quale sia stata la quota originaria della strada. Nel corso degli anni, la pavimentazione della città ha subito differenti stratificazioni, crescendo di almeno 2 metri. La città si trova all’interno dell’ansa fluviale del Bacchiglione, che negli anni esondava ripetutamente. Ad ogni nuovo intervento di restauro, si alzavano sia le quote degli interni sia gli esterni.
L’altra porta, a destra, più massiccia, è stata realizzata in epoca successiva, probabilmente intorno al XV secolo. Sono visibili due archi, a ricordare che la prima porta, probabilmente quella più grande, fu ridotta per esigenze interne. Nel corso del tempo, furono costruiti all’interno diversi altari che portarono alla riduzione di quello che era il varco di accesso.

Entrambe sono incorniciate con pietra trachitica, tipica delle colline dei Colli Euganei nella provincia di Padova, una pietra molto chiara proveniente dalla parte superficiale delle cave.
Per le sue notevoli doti di resistenza meccanica, di lavorabilità e, soprattutto, per la sua caratteristica antiscivolo, la trachite euganea fu estratta e lavorata sin da tempi antichissimi. Durante il Medioevo era conosciuta come silex, e sotto la Repubblica di Venezia col nome di masegna per cui i blocchi di trachite della pavimentazione in veneziano si dicono “masegni”. Prese la definizione geologica e commerciale di trachite solo dopo il 1800.

Attorno alla Chiesa, dal XIII secolo sorse un cimitero, che si sviluppava sia nella parte posteriore che anteriore della Chiesa. Questo spiega la presenza di numerose tombe, che sono state trovate durante gli scavi. Tra queste, l’arca della famiglia Mussato, affini di Albertino e di Gualbertino Mussato, personaggi che fanno parte della storia di Padova.

Per quanto riguarda la parte degli adornamenti, non sono state trovate decorazioni esterne, mentre la parte interna è stata più volte affrescata e tante tracce degli affreschi sono state ritrovate nella rimozione del pavimento che hanno permesso di rivelare oltre alle tombe anche le varie stratificazioni della Chiesa.

Un altro elemento architettonico che caratterizza la Chiesetta di Sant’Agnese a Padova è il campanile.
Restaurato nel 1929, presenta un pinnacolo molto particolare, cosiddetto a pigna, tipico dell’architettura romanica. A Padova, altri edifici presentano un’architettura simile, come nel caso del Santuario della Madonna della Salute di Monteortone nel comune di Abano Terme.
Il campanile è inglobato all’interno della chiesa, e secondo, l’orientamento originario, si trovava a sinistra dell’ingresso. La struttura è simile alla Chiesa di San Nicolò che si trovano non molto lontano, anche lì c’è una facciata che si trova verso ovest e il campanile a lato.

Nei lavori di restauro, una delle scoperte maggiori è stata questa immagine della Vergine col Bambino.
L’icona si presenta oggi molto scura in seguito all’annerimento delle candele che le venivano poste davanti.
Da come è stata inserita nel muro – visibili i segni classici del taglio fatto successivamente – sembra un’immagine recuperata probabilmente da un altro edificio o da una costruzione che doveva sorgere vicino.
L’opera non è un affresco, ma un dipinto incorniciata con un telaio di legno.
Scopriremo dopo il restauro, molto delicato, quale sarà il volto di questa immagine che doveva essere molto popolare. Non dimentichiamo che durante la II guerra mondiale, un bombardamento ha distrutto la canonica che si trovava difronte alla chiesa, e potrebbe essere stata recuperata questa immagine proprio da una delle murature che sono crollate con il bombardamento.
Il fatto di aver salvato questa immagine sta a dimostrare questa devozione popolare diffusa, tale da giustificare un intervento di questa natura.

CLAUDIO GRANDIS | Autore di numerosi saggi dedicati ai problemi idraulici affrontati dai governanti della repubblica di Venezia in età moderna, alla storia dei mulini nella Terraferma veneta tra età medioevale e contemporanea e alla storia del territorio padovano nei secc. XVII-XIX. È stato membro del Comitato di Redazione di numerose riviste di storia locale ed è attualmente Direttore del Museo civico della navigazione fluviale di Battaglia Terme.