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#ARTonTour – Visita al Magazzino Italian Art
Magazzino Italian Art

All’inizio erano 13 artisti italiani che lavoravano nelle rispettive città usando mezzi differenti, ma elaborando tematiche simili. Germano Celant decise di creare un fil rouge e dare un nome a tutto ciò. Era il 1967 e tale filo conduttore venne chiamato Arte Povera

Quei 13 artisti sono praticamente tutti o quasi rappresentati oggi a Cold Spring, un paese che dista una novantina di km da New York, lungo l’Hudson, e poco prima di Beacon, sede di un’altra meraviglia artistica, il DIA. A Cold Spring nel giugno 2017 ha inaugurato Magazzino Italian Art, un centro di quasi 2.000 mq progettato dall’architetto spagnolo Miguel Quismondo.

Abbiamo fatto visita a Magazzino Italian Art, per conoscere una nuova realtà museale di assoluto livello dedicata all’arte italiana negli Stati Uniti, che nasce dalla passione di due imprenditori, l’italiano  Giorgio Spanu e l’americana Nancy Olnick, coppia anche nella vita. Nato come omaggio ad una corrente artistica di assoluta importanza, che presenta anche un programma di residenze d’artista e di ricerca, ma nessun biglietto a pagamento per il pubblico. Un’opera di antico mecenatismo, se si considera anche che il museo è diventato un centro culturale per la vivace comunità della Hudson Valley grazie ai programmi congiunti con le organizzazioni locali.

Al Magazzino si possono trovare le opere tra gli altri di Boetti, Calzolari, Kounellis, Merz, Pascali, Paolini, Penone, Pistoletto, Zorio, Anselmo. Tra i più rappresentati, Kounellis e Mario Merz. Gli igloo di Merz sintetizzano bene, come spiegato in un video di Celant in mostra, uno degli approcci dei ‘poveristi’: il senso di nomadismo e precarietà, alla ricerca di se stessi, dove l’opera non è mai ferma e uguale. L’arte non risiedeva per loro nell’aspetto delle opere realizzate, ma nell’idea, nella parola o nel pensiero percorso per realizzarle, utilizzando materiali poveri (terra, legno, ferro, etc.) dopo che questi avevano perso la capacità di assolvere il compito a cui erano destinati.

Il freddo di dicembre e la neve che circondava il centro durante la nostra vista, uniti all’austerità delle architetture, hanno contribuito ad accrescere un’atmosfera di suggestione che l’imponenza e la crudezza dell’arte povera già creano di per sé.  

Nancy Olnick ha dichiarato che il pezzo la cui visione l’ha fatta decidere col marito di cominciare la collezione e tutta l’avventura del Magazzino è stato  “Amore e Psiche” di Giulio Paolini, durante una visita al Castello di Rivoli negli anni ‘90.  

Un’iniziativa di mecenatismo del tutto privata e per metà italiana, totalmente dedicata all’Arte Italiana, che ci fa capire ancora oggi quanto l’Italia dell’arte conti nel mondo e quanto i privati possano fare nella divulgazione dell’arte contemporanea.