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Opere site specific tra i filari e gli olivi del Castello di AMA in Chianti

Il Castello di Ama è una delle più blasonate realtà enologiche del panorama nazionale e prende il nome dall’omonimo borgo toscano situato nel comune di Gaiole in Chianti. Ma negli ultimi anni è diventato sempre più riconosciuto anche come progetto pionieristico di legame tra arte contemporanea e vino, che ha consentito il recupero e la valorizzazione del borgo, e la costituzione di una collezione sorprendente, con pezzi site specific di nomi quali Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Kendell Geers, Anish Kapoor, Louise Bourgeois, Hiroshi Sugimoto, Lee Ufan e Roni Horn, Chen Zhen, solo per citarne alcuni.

Anish Kapoor al Castello di AMA

Il Castello originario viene probabilmente distrutto nel XV° secolo durante le invasioni aragonesi in territorio chiantigiano. Agli inizi del ‘700 sulle rovine del Castello vengono edificate nuove dimore, usando le stesse pietre. Quattro imprenditori negli anni ’70 dello scorso secolo, capitanati da GianVittorio Cavanna e figlio, reimpiantarono buona parte dei vigneti e costruirono una moderna cantina di fermentazione divenuta un modello innovativo per  tutto il territorio. Oggi nella società è presente la seconda generazione delle famiglie Carini, Tradico e Sebasti.

Daniel Buren al Castello di AMa

Nel 1999, in collaborazione con Lorenzo Fiaschi e la Galleria Continua, ha avuto inizio il progetto artistico e dal 2015 Philip Larrat-Smith è stato nominato Curatore, contribuendo attivamente nella scelta degli Artisti, provenienti da tutto il mondo. Installazioni in situ concepite e realizzate dall’artista dialogando con lo spirito del luogo. Un’opera ogni anno, con la stessa cadenza delle vendemmie. Passeggiando tra le ville tardo settecentesche che compongono il Borgo di Ama, il tempo sembra esser rimasto sospeso, non vi è traccia dei quasi tre secoli che separano l’oggi dalla loro costruzione, ed è da questo che spesso gli artisti prendono ispirazione.

Kendell Geers al Castello di AMA

Artisti provenienti da tutto il mondo sono stati chiamati a confrontarsi con le sensazioni che il luogo emana, con le emozioni che è in grado di suscitare. Soggiornano qui, respirano le atmosfere del luogo, ne bevono il vino. L’arte contemporanea diventa interprete di un luogo, di una storia, di un’eccellenza imprenditoriale. Si può passeggiare tra i filari e gli olivi, scoprire le cantine e naturalmente ammirare le opere in situ, accompagnati da esperti multilingue. Nonché soggiornare in una delle tre suite di Villa Ricucci, la dimora familiare patrizia. Quando l’arte contemporanea diventa parte di un processo di valorizzazione, ambientale, storico, culturale, ma anche imprenditoriale. Arte ambientale, dunque, che incrocia la potenza del passato con lo spirito creativo del presente.

Le anime del progetto, Lorenza Sebasti e Marco Pallanti, hanno dichiarato: ‘Crediamo che ci siano pochi lavori che abbiano il rispetto del tempo come possiamo avere noi che produciamo vini da invecchiamento. Il tempo è il nostro grande giudice. Solo dopo un certo numero di anni si può dimostrare che quello è un Grande Vino. In questo siamo simili all’arte perché pochi sono gli artisti e le opere che riescono a vincere la battaglia per l’eternità.’