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#thepowerofART – Intervento di Philips Rylands

Sorge spontaneo chiedersi, di fronte a questo quadro intitolato Giocatori di calcio di Henri Rousseau, perché l’uomo al centro dell’opera stia tenendo in mano la palla.


Henri Rousseau (1844-1910), The Football Players (Les joueurs de football), 1908. Oil on canvas, 100.3 x 80.3 cm. Solomon R. Guggenheim Museum, New York

È forse scontato che si tratti di rugby? La palla potrebbe essere ovale e il secondo giocatore con la tuta a righe rosa e blu sembra sbracciarsi per riceverla, mentre il giocatore a sinistra, in rosso e giallo, sembra aver perso la sua occasione di afferrare e atterrare l’avversario con la palla in mano.
O forse sta facendo quello che spesso fanno i giocatori di calcio, ovvero lo sta strattonando per la maglia? O forse c’è un’altra spiegazione.

Nell’eccentrico mondo naïve immaginato da questo primitif, le regole non esistono, tutto è possibile e questo è semplicemente come Rousseau ha immaginato lo sport del calcio.

Solamente lo sguardo lucido di Cornelia Lauf, autrice della scheda dell’opera che compare sul sito del Guggenheim Museum di New York, dove il quadro è conservato, ha riconosciuto nell’uomo in pigiama, così lo definisce la Lauf, un giocatore di rugby.
Dunque, perché l’opera non è stata intitolata I giocatori di rugby?

Come ha osservato lo studioso americano Roger Shattuck in “The Banquet Years”, l’assenza di qualsiasi tipo di nozione di movimento in questo incantevole dipinto è data dalla mancanza di ombre.

Nonostante il cielo sia limpido, i protagonisti non proiettano alcuna ombra. Shattuck sottolinea inoltre, ironicamente, come i due giocatori in giallo abbiano i capelli biondi, mentre quelli in blu i capelli scuri, tutti hanno i baffi, ma i colori delle calze sono alternati.

Sebbene conosciuto come le douanier, Rousseau non era un doganiere, ma piuttosto un gabelou, un gabelliere, dal 1869 al 1895, non all’epoca in cui dipinse i Giocatori di calcio, verso la fine dei suoi anni, ma prima di diventare un pittore a tempo pieno.
Era un uomo semplice, di bell’aspetto, amava le donne, un uomo corretto che non aveva mai commesso crimini.
Un sofisticato naïf, un suonatore di violino, che avrebbe chiesto l’elemosina in strada per alleviare la propria povertà.
Nacque nel nord-est della Francia, nella stessa cittadina di Alfred Jarry, con cui divenne poi amico a Parigi. Guillaume Apollinaire lo ammirava e tesseva miti sulla sua vita, che andò in Messico con le truppe inviate da Napoleone III, che vide in Sud America quelle giungle che poi rappresentò nei suoi quadri, e che da soldato salvò da solo la città di Dreux durante la guerra franco-prussiana del 1871.
Una cena data in suo onore da Picasso nel 1908, l’anno di questo dipinto, è diventata un episodio ormai leggendario di quel periodo precedente la prima guerra mondiale quando Parigi era la culla dell’avanguardia pittorica del tempo.
Esponeva regolarmente nei saloni pubblici, e nonostante i suoi dipinti venissero spesso derisi, la sua Zingara addormentataè oggi uno dei quadri più ammirati del Museum of Modern Art di New York.

Ma perché era così ammirato? Perché Apollinaire, Jarry, Picasso, Braque, Jacob, Uhde, Delaunay, Vlaminck, Brancusi e più tardi anche Léger, Kandinsky e Beckmann vedevano l’opera di questo pittore della domenica tanto moderna?

Sebbene abbia provato a dare una risposta a questo quesito, trovo difficilissimo farlo con quella stessa chiarezza, semplicità e sicurezza utilizzate da Rousseau nei suoi quadri e senza l’aiuto del gergo critico artistico.
È tanto difficile rispondere a questo quesito quanto è difficile essere sicuri di quale sia lo sport rappresentato nell’opera dell’artista francese.

Philip Rylands

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PHILIP RYLANDS | Direttore museale e storico dell’arte. Laureato in Storia dell’Arte presso il King College di Cambridge, nel 1981, consegue il dottorato di ricerca con una tesi sul pittore veneziano Palma Vecchio, pubblicato nel 1988 da Mondadori e nel 1992 dalla Cambridge University Press. Dal 1986 al 2017, è stato Direttore della Peggy Guggenheim Collection, museo d’arte moderna più visitato in Italia. Nel corso del mandato, Rylands si è occupato del restauro del palazzo, ampliando gli spazi espositivi per ospitare la collezione della Fondazione Solomon R. Guggenheim e le oltre 200 opere del lascito di Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof. Nel 1980, fonda  il programma di tirocinio della Collezione. Nel 1986, la Fondazione Guggenheim ha acquisito il padiglione degli Stati Uniti della Biennale di Venezia, e da allora la Collezione Peggy Guggenheim ha fornito supporto amministrativo e logistico alle mostre del Padiglione degli Stati Uniti. Nel 2000, fonda la Guggenheim UK Caritatevole Trust. Attualmente, continua a curare occasionalmente mostre e insegna in diverse università internazionali.