MEMBERSHIP |
BECOME A FRIEND
> Scopri come entrare a far parte del club degli Amici della Fondazione

Iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato
#thepowerofART – Intervento di Fabrizio Plessi

“Sono nato a Reggio Emilia e fino a 15 anni sono vissuto nella mia città di origine.
Dopo essermi diplomato al Liceo Artistico, continuai la mia formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove già mi ero trasferito.
A 15 anni cominciai a frequentare i circoli artistici nella città lagunare, e qui conobbi Edmondo Bacci, artista importante che insegnava all’Accademia.
Bacci, artista “informale”, conosciuto per la serie dei dipinti intitolati “Avvenimenti“, negli anni ’50 frequentava Peggy Guggenheim (1898-1979) e la sua casa. Era una persona e un artista di grande valore, ma modesto.
Mi introdusse a Peggy e ai suoi eventi, e lì ebbi l’incredibile fortuna di entrare in contatto e conoscere dei mostri sacri come Chagall (1887- 1985), Max Ernst (1891- 1976), Léger (1881- 1955), Pollock (1912 – 1956).
Alcuni di persona, altri attraverso le loro opere.

Era il 1955-56.
L’incontro con l’opera di Pollock fu una folgorazione.
Il senso di libertà, la forza creativa, l’energia che emanavano le sue opere mi convinsero che la strada che avevo intrapreso era quella giusta: volevo definitivamente diventare un artista.
Ma decisi in quel momento anche di più: un giorno avrei esposto al Guggenheim di New York.

Jackson Pollock, Alchemy, 1947

Pollock trasferisce pura energia nelle sue opere, quasi primitiva, con il riempimento di tutta la tela che contrasta un’altrettanta primitiva “paura del vuoto”.
Il suo gesto si rifà anche agli indiani d’America, i cui artisti componevano, per caduta di sabbia e polveri colorate, figure antropomorfe ed elementi geometrici.
Ma Pollock porta un nuovo modo di fare arte, con l’action painting, e le sue opere trasmettono quel senso di libertà e di aspirazione a qualcosa, con veemenza, che in qualche modo mi scossero.

E la mia aspirazione, che diventò quasi ossessione da quel momento, fu appunto diventare un artista ed esporre un giorno al Guggenheim di New York. Questo accadde nel 1998, ossia più di 40 anni dopo.
Ma la sensazione che provai, quando inaugurai la mostra a New York, fu forte: pensai a quel ragazzino di 15 anni che molti anni prima si mise in testa un sogno e caparbiamente lo inseguì per una vita.

La vecchiaia comincia quando i rimpianti sostituiscono i sogni: è una frase forse retorica, ma vera.
In questi giorni compio 80 anni, ma a casa ho sempre i muri bianchi, per la sensazione di pensare a qualcosa per riempirli, per guardare al futuro.
Il sogno è la chiave di tutto, anche di questi tempi.

____

FABRIZIO PLESSI | Tra i maggiori esponenti della videoarte e del linguaggio multimediale.  Legate soprattutto al tema dell’acqua e del fuoco, le sue videoinstallazioni e videosculture combinano monitor con strutture di legno, ferro, pietra, oggetti o materiali diversi, dando luogo a soluzioni di forte impatto emotivo incentrate sulle molteplici possibilità di interrelazione tra immagine, suono, luce e movimento. Presente nei più importanti musei di arte contemporanea, Plessi ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Le principali retrospettive sono state al Guggenheim Museum di New York (1998), alle Scuderie del Quirinale di Roma (2002), al Martin Gropius Bau di Berlino (2004) alla galleria Mario Mauroner Contemporary Art di Vienna (2005). Di particolare significato le installazioni site-specific create per spazi antichi, gotici, rinascimentali e monumentali come Piazza San Marco a Venezia, la Valle dei Templi di Agrigento, la Sala dei Giganti di Palazzo Te a Mantova, il Teatro la Fenice a Venezia, interventi mirati a mantenere vivo il dialogo con la classicità, nell’intento di saldare il passato al futuro. Artista ben rappresentato nella collezione della Fondazione Alberto Peruzzo.