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#thepowerofART – Intervento di Salvatore Mirabile

L’arte in tempi di “colera”. Due artisti, pur nelle profonde diversità, accomunati da un approccio rivoluzionario alla ricerca e legati da un triste destino: la morte precoce all’età di 28 anni momento in cui erano presenti due ondate epidemiche la spagnola e l’infezione da hiv.
Due eccelsi artisti : Jean-Michel Basquiat ed Egon Schiele,  ma accomunati da una forza  artistica ed espressiva simile.

La Fondazione Louis Vuitton avvicinò in una mostra del 2018 la loro forza artistica ed espressiva. Ripensandoci oggi a quella mostra che vidi due anni fa e che mi emozionò, ritrovo dei temi attuali e correlati al contesto che stiamo vivendo.

La mostra su Basquiat  presentò 120 delle sue opere, dagli albori della sua carriera nel 1981, sino alla morte nel 1988. La mostra su Egon Schiele, nato nel 1890 a Vienna, comprendeva 110 dipinti. Fu possibile ammirare moltissime opere dell’uomo che fu in assoluto il primo esponente dell’espressionismo viennese, nonché pupillo di Gustav Klimt.

Basquiat nasce come writer di strada, i muri del Lower East Side di Manhattan erano la sua tela e, insieme a Keith Haring, riuscì a nobilitare l’arte del graffitismo in America, portandola allo stesso livello dei quadri dei grandi pittori.
Nei suoi primi lavori di strada si intravede una profonda consapevolezza della cultura moderna e l’impulso di comunicare su vasta scala il suo punto di vista come uno dei pochi artisti di colore.
Negli anni successivi abbandona lo street writing e si dedica alla creazione di cartoline; per un gioco del destino, conoscerà Andy Warhol in un ristorante di SoHo, proprio cercando di vendergliene alcune. Da qui inizia la sua ascesa nel mondo della pittura.
Purtroppo, la vita e la prolifica attività artistica di Basquiat si interromperanno bruscamente a causa di un’overdose di eroina.

Una vita breve, ma tumultuosa, diede ad Egon Schiele l’ispirazione necessaria a realizzare quadri dall’erotismo malinconico. Infatti, nonostante la giovane età e complice il periodo storico in cui visse, il pittore austriaco si distinse subito per la capacità dei suoi lavori di trasmettere emozioni forti, permettendo al lato più fragile e tormentato dell’uomo di esprimersi.
Oltre all’espressività facciale, i soggetti rappresentanti da Schiele comunicano l’angoscia e la sofferenza attraverso i loro corpi, nudi e scarni, erotici e malinconici. Nei suoi quadri non ci sono filtri che mascherino l’animo umano, ma le immagini sono brutalmente oneste nella loro comunicatività.
Il pittore viennese non ebbe solo una vita tumultuosa, ma anche la morte non gli fu clemente: egli si spense tre giorni dopo la morte della moglie incinta, entrambi vittime della febbre spagnola che colpì milioni di persone durante la Prima Guerra Mondiale. Prima di morire, Schiele dipinse il quadro “La famiglia”, che vede lui, la moglie e il loro futuro figlio accovacciati insieme.

Egon Schiele, “La famiglia”, 1918

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SALVATORE MIRABILE | Chirurgo estetico, collezionista, mentore di artisti, cittadino del mondo, alterna il suo tempo tra l’Italia ed il Brasile, ma anche Parigi e Barcellona.