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#ARTinterview – Intervista a Omar Hassan

Abbiamo intervistato per voi Omar Hassan, artista performativo che ama utilizzare il colore tra bombolette spray e addirittura guantoni da boxe. Conosciamolo insieme!

Cosa ti stimola creativamente? Da cosa nasce questo “pallino” per il colore?
Ho studiato all’Accademia delle Belle Arti di Brera e mi sono innamorato dei grandi Maestri che con dei semplici gesti trasformavano e raccontavano filosofie e concetti, traducendoli in linguaggi artistici. Ad esempio, cito Fontana con il taglio o Pollock con il dripping.
Sono sempre stato affascinato da ciò che nell’arte fosse molto potente ma allo stesso tempo estremamente semplice; concetti che ho voluto sviluppare una volta uscito dall’Accademia abbracciando un gesto pittorico che avesse queste due componenti.
Non potendo dipingere in casa, scendevo in strada e utilizzavo le bombolette spray pur non facendo graffiti. Chiunque utilizzi la bomboletta spray, prima di utilizzarla deve agitarla, e fare un pallino che cola e successivamente far uscire il colore.
Il pallino del colore è il primo respiro di questo strumento, e ho voluto interpretarlo nelle mie opere.

Night, tecnica mista su tela

Cosa provi nel realizzare un Breaking Through? E’ come salire sul ring?
La serie Breaking Through è importante perché va a celebrare un aspetto molto importante della mia vita, il pugilato, una disciplina che ho praticato per tanti anni, che mi ha educato e mi ha insegnato ad essere uomo. La boxe è la metafora di vita per eccellenza, ed è per questo motivo che ho deciso di portarla nella mia ricerca pittorica.

Siamo tutti pugili. Ognuno  È pugile della propria vita.”

La serie Breaking Through si compone di 121 quadri, il numero di round da me disputati durante la carriera di pugile.
Quando li faccio sto bene, non sono arrabbiato. Sono preso molto bene quando faccio questi quadri.

Non picchio per distruggere ma per creare qualcosa.

Il gesto forte, che può sembrare violento, crea in realtà una nuvola di colore meravigliosa, e non trasporta la stessa attitude che c’è sul ring.
All’inizio picchi un po’ a caso, poi alla fine picchi dove sai.
Adesso posso dire di dipingere picchiando.

Breaking Through Black 3:121, tecnica mista su tela

Arte e pugilato sono la tua grande passione. Quale pugile potrebbe essere considerato un’opera d’arte?
Mohamed Ali, perché è stato un campione sia sul ring che nella vita.

In un’intervista hai dichiarato che Lucio Fontana, Jackson Pollock e Piero Manzoni sono le figure che hanno avuto maggiore influenza nella tua pratica artistica. Quanto di loro c’è nella tua arte e a quale figura ti senti artisticamente più vicino?
Non mi sento di paragonarmi a nessuno di questi tre grandi artisti, che sono i Maestri a cui mi ispiro. Nella mia ricerca artistica utilizzo sia la pittura che la scultura e forse, per quanto riguarda il gesto artistico e la potenza in termini di segno, mi sento più vicino ad un Pollock.

a sinistra, Voi, tecnica mista su tela e scultura
a destra, Afrodite, tecnica mista su tela e scultura in gesso

Da giovane artista a giovane artista. Quali consigli vorresti dare a chi si avvicina al mondo dell’arte oggi.
Io penso che quando ti vuoi occupare di qualcosa, devi saper tutto di quella cosa. Quando studiavo in Accademia, a 19 anni, lavoravo all’interno di una galleria e ho imparato chi è il gallerista, cosa fa il curatore, l’artista.
Se vuoi imparare a fare la pizza, devi imparare prima da chi sa farla e non puoi improvvisarti nel saper fare una cosa senza prima conoscerla.
Il mio consiglio è non aver paura di fare la gavetta, perché è una parte fondamentale del mestiere.

Parlaci dei tuoi progetti futuri. Stai lavorando a qualche progetto inedito di cui potresti già svelarci qualcosa?
Con “Sotto Sopra”, ho presentato un’installazione riempiendo la sala espositiva con una serie di comignoli appoggiati a terra. Sono oggetti molto carini, quasi poetici, che oggigiorno non vediamo più perché nascosti dall’architettura del tetto.
La scelta di portarli a terra è un gesto forte, come a dimostrare di avere qualcosa sopra di noi che normalmente ignoriamo, perché abituati a guardare in basso piuttosto che verso l’alto.

“46 comignoli, simbolo del nostro calore, dei nostri odori, delle nostre parole, della nostra intimità. Il nostro sfiato al cielo per tornare a terra. Una città invisibile sotto di noi, che si tende come una mano astratta, mostrandosi in pace sopra ogni preconcetto.”

Attualmente, sto realizzando tre comignoli in acciaio corten alti 3 metri. Uno di questi sarà posizionato davanti al Museo del Violino a Cremona.
La destinazione degli altri due è ancora da decidere.

Under the Chimneys, tecnica mista